Gli Echinoidea, di cui fanno parte i comunemente detti “ricci di mare”, sono organismi marini diffusi nei tre principali oceani dai poli all’equatore, e nel mar Mediterraneo. Benché adattabili a ogni tipologia di habitat marino – è possibile rinvenirli sia nei fondali che sulla costa – sono ormai quasi estinti nel nostro mare. Ecco dunque che per consentirne il ripopolamento è stata formulata una proposta di legge dopo il parere di esperti e biologi. Vediamo di cosa si tratta.
Paolo Pagliaro: preservare una risorsa insostituibile per i mari
“Non c’è altro modo che fermarne la pesca. È quanto prevede la proposta di legge che ho predisposto e presentato dopo aver ascoltato biologi ed esperti. E’ stata sottoscritta da venti colleghi di tutte le forze politiche, che condividono il mio allarme. Nonché la volontà di un’azione forte che preservi la sopravvivenza dei ricci di mare”. Esordisce così il consigliere regionale della Puglia Paolo Pagliaro, nella proposta presentata in questi giorni.
Approfondiamo la questione
“Il loro prelievo è diventato così massiccio, che nell’Adriatico e nello Ionio sono praticamente scomparsi. La richiesta da parte dei ristoranti è troppo alta per consentire il ripopolamento naturale dei ricci. A lanciare l’allarme è stato uno studio scientifico condotto già due anni fa dagli studiosi dell’Istituto di Ricerca Oceanografica di Israele. Se cinquantanni fa si potevano contare fino a dieci esemplari per metro quadrato nelle secche marine, oggi sono rarissimi e spesso di dimensioni inferiori a quelle consentite per il prelievo: sette centimetri di diametro. Un riccio impiega dai quattro ai cinque anni per raggiungere questa grandezza, ma non gli viene dato il tempo di crescere”.

Paesi e regioni che già corrono ai ripari
“La Sardegna ha già adottato un provvedimento di fermo pesca prolungato dei ricci di mare; anche altri Paesi stanno correndo ai ripari per scongiurare l’esaurimento di altre specie marine. L’Alaska, ad esempio, ha deciso di mettere un freno alla pesca del granchio, un business da circa 200 milioni di dollari, per preservare la popolazione in netto declino. Negli ultimi due anni è sparito il 90% dei granchi dai mari dell’Alaska”.
Il cuore della proposta di legge per salvare i ricci di mare
“È necessario e urgente agire anche nei nostri mari, se vogliamo salvare i ricci dalla scomparsa definitiva. Con la mia proposta di legge – che ho condiviso anche con ambientalisti e associazioni di categoria – chiedo uno stop alla pesca di tre anni. Possono sembrare tanti, ma sono il minimo indispensabile per consentire il recupero degli stock e la ricostituzione della risorsa nel nostro mare territoriale, messa a rischio dal prelievo illimitato”.
Evitare conseguenze irreparabili
“Questo sovra sfruttamento non è più sostenibile. Già da diversi anni i ricci e la polpa di riccio serviti nei ristoranti salentini e pugliesi non provengono dai nostri mari ma da quelli di altri Paesi mediterranei come Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia e Albania. Abbiamo dilapidato una risorsa preziosa, non solo dal punto di vista commerciale e gastronomico ma anche ambientale. I ricci svolgono, infatti, un’insostituibile azione di pulizia dei fondali rocciosi, rimuovendo il borraccino che tende a soffocare le varie forme di vita ancorate al substrato marino”.
Uno stop di tre anni alla pesca dei ricci
“Uno stop di tre anni, dunque, servirà a ridare ossigeno a questa specie in estinzione. Sono certo che la misura, per quanto impattante, non potrà che essere compresa e condivisa da tutti gli amanti dei ricci e del nostro mare. La legge prevede anche indennizzi per i pochi pescatori professionisti locali che ancora si cimentano in questo tipo di pesca. Nonché campagne di sensibilizzazione per comprendere il senso di questo provvedimento e per educare a un prelievo responsabile. È necessario agire sul fronte della prevenzione. Oltreché della repressione con controlli serrati e rigorosi, sia nel periodo di fermo sia quando la specie si sarà ripopolata. È l’unica via per evitare di ripiombare nella situazione attuale”



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