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CULTURA INTERVISTE

I legami con le proprie origini nel libro di Vincenzo Corraro

Viole

Ci sono legami primordiali che non si dimenticano con facilità. Essi sono radicati dentro noi e ce li portiamo ovunque e in qualsiasi cosa facciamo nel corso della nostra esistenza.  Di fatti uno dei legami più forti è quello con la propria terra d’origine che inevitabilmente diventa fonte di ispirazione. Ne sa qualcosa lo scrittore lucano Vincenzo Corraro che ha pubblicato con Besa Muci Editore, Il tempo nascosto tra le viole. È questo un romanzo di formazione degno di nota che è capace di incantare il lettore in descrizioni suggestive di una terra tutta da esplorare come è la Basilicata.

Il tempo nascosto tra le viole è un romanzo che parla di legami, riscatto sociale e rivalsa con protagonisti Cosimo e Piera, figli e madre che cercano di evolvere le proprie vite in un contesto sociale in cui regna la corruzione e il pregiudizio. Quest’ultimi non consentono di migliorare socialmente e umanamente parlando. Una storia che ci fa riflettere sulle occasioni che la vita ci pone davanti al nostro cammino e che sono tutte da cogliere e vivere a pieno. Un legame morboso tra Cosimo e Piera quello narrato da Corraro che susciterà interesse nel lettore che si ritroverà a seguire con interesse ed empatia le vicende che vivranno come l’incontro con Duilio, il procacciatore d’affari e Livia, la maestra ribelle e controcorrente.

L’importanza di certi legami

In questo romanzo ci sono tanti ingredienti che vi incanteranno. Di come è nata l’ispirazione per la scrittura de Il tempo delle viole e di quei legami che ci segnano nel corso della nostra esistenza conversiamo con lo scrittore Vincenzo Corraro in questa intervista

Com’è nata l’ispirazione per la scrittura de Il tempo nascosto tra le viole?

È nata come riflessione sul tempo e come tentativo di mettere a fuoco simboli, fatti o immagini che ognuno di noi, nell’ingarbugliato stradario della memoria, si porta dietro. Nell’esiguità di spazio e nella fissità dei luoghi cui è dato confrontarmi quotidianamente è solo la dilatazione del tempo e diciamo una prospettiva verticale, tutta interiore di recupero di alcune suggestioni che considero ormai il midollo o l’umore di ciò che mi accade, a delineare il grembo generativo di storie e personaggi. O il senso e il contenuto dei loro incastri. È stato un lavoro attorno alla chiarezza e alla sostanza intima delle cose, attorno a un tipo di narrazione che non avesse delle precise coordinate temporali e che si perdesse nel paesaggio, cui attribuisco maggiore resistenza narrativa e quindi una maggiore durata dei fatti. E poi c’è il tema del tempo che è dilatato, quasi senza controllo.

Anche se non è specificato, le descrizioni del territorio in cui è ambientato il tuo romanzo si riferiscono alla Basilicata, la tua terra. Quanto sei legato ad essa?

Beh, nel descrivere i luoghi che ho attorno è innegabile che si colgano le peculiarità della regione in cui vivo. Di fatti se ne colgono colori, atmosfere e asperità. L’ho scelta come luogo elettivo, non tanto per una motivazione identitaria, quanto perché il tema del paesaggio, nello stretto legame tra interiorità e mondo esterno, si arricchisce di elementi che conosco benissimo. Quest’ultimi  posso diluirli con sicurezza nella narrazione. Naturalmente c’è anche un legame affettivo o estetico perché vivendo in montagna, tra boschi di querce e torrenti e campi, sarebbe un vero peccato non poter raccontare di questa solitudine animata o di una natura che mette ai margini l’uomo e si fa rigogliosa e dominante.

Libro Corraro

Il legame con la propria terra d’origine

Il legame con la propria terra e il bisogno di avere delle radici e legami è una delle tematiche del tuo romanzo, un sentimento forte per Piera e suo figlio Cosimo. Questo legame può tramutarsi in un limite secondo te?

La risposta a questa domanda è insita nella precedente. Credo che il rapporto con i luoghi sia strettamente legato a quello della vivibilità.  Pertanto guardarci intorno, esplorare gli orizzonti della nostra dimensione abitativa o territoriale, con tutto il carico di simboli e di affetti che questa relazione inevitabilmente suscita, è un gioco perfido. Perché da un lato si crea un legame inconsapevole, dall’altro ne avvertiamo i limiti della ripetitività. Ecco perché Piera e Cosimo gettano semi di discontinuità nel loro equilibrio precario. A un certo punto la loro fonte d’ansia si dissolve in mondi imprevedibili. Questo avviene quando questi incocciano la loro vita e i loro spazi. E infatti come per magia ogni loro rinuncia si ribalta. E’ un continuo osare (nei sentimenti, negli affari, nel dominio degli eventi) che diventa un risintonizzarsi coi luoghi, un cogliere le cose da una prospettiva diversa.

Il legame tra madre e figlio

 Il legame che Piera ha con suo figlio è forte e quasi morboso. Come e in che misura il legame tra figlio e madre può influenzarci nelle proprie relazioni sentimentali come accade a Cosimo, secondo te?

Sì, è un legame decisamente ossessivo, condizionato dagli spazi asfissianti della casa e del posto in cui è ambientata la vicenda.  Inoltre è un atteggiamento restrittivo, plausibilissimo. Pertanto intossica tante relazioni e tante esistenze. Cosimo però, a suo modo è un ribelle, ha una conflittualità interiore e una sensibilità. Queste doti gli consentono di filtrare tutto ciò che gli accade con spirito critico e diffidenza. Questo suo condizionamento familiare è solo un involucro. Di fatti in esso si rifugia per tenere in piedi un equilibrio che è necessario per non destabilizzare la madre. In realtà gioca una partita doppia.  Da un lato domina la situazione per preservare la fragilità della madre, dall’altro si butta anima e corpo in ogni novità, ma con un pudore prima ingenuo e poi così distaccato, tale da non avere nessun coinvolgimento emotivo. È quando l’equilibrio sta per rompersi che il microcosmo si rinsalda, ed è una condizione tacita, una testuggine contro cui i ‘destabilizzatori’ (Livia, Duilio) non riescono proprio a farci niente.   

Il bisogno di rivalsa

Scrittura

C’è un personaggio del tuo romanzo al quale sei particolarmente legato e perché?

A Duilio. Il faccendiere che sobilla l’ordine. Ma non per simpatie verso il lato oscuro delle cose o per le nervature un po’ fosche nei racconti, ma perché è un personaggio inquieto, irrisolto, sopra le righe. È infatti un uomo senza limiti, nelle decisioni e nello scavo attorno ai personaggi principali. Una specie di insidia, però bonaria, che è entrata nella sfera dei Ricciardi per stanarli dal torpore, rompere gli schemi, l’incaponita solitudine di Piera. Turbare il lirismo di Cosimo, pungolarlo nel suo mondo disincantato perché il suo percorso di formazione sia compiuto.

Legame Con La Terra

“Il tempo nascosto tra le viole” è un romanzo che parla di rivalsa e riscatto. Cos’ è il riscatto sociale secondo te?

Il compimento delle proprie aspirazioni di vita in un contesto che riconosca e rispetti la dignità, la diversità, la formazione e la cultura che ognuno di noi ha. E in questo contesto le persone debbono sentirsi bene veramente.

La passione per la scrittura

Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Da ragazzo. L’ho sempre associata all’osservazione e alla comprensione. Al bisogno di cercare le parole più giuste, quelle più vicine al senso e al significato di ciò che osservo. Di dare il tono più consono e più personale a un ragionamento, a un sentimento o una curiosità, in modo da creare una rete di parole in cui innestare l’invenzione di storie.

Ognuno di noi inconsapevolmente è influenzato da alcuni scrittori. Hai dei mentori di riferimento nel panorama della letteratura?

Adoro, fra tutti, Pavese, Fenoglio e Giorgio Bassani, le cui prose – per stare ai temi di cui abbiamo parlato – sono tre declinazioni supreme di questo lancinante rapporto dell’uomo con la natura, la memoria, il paesaggio, la storia. Tra i contemporanei: Rocco Carbone e Mario Desiati.   

Nella vita di tutti i giorni sei un insegnante e quindi sei a contatto con le nuove generazioni. Come avvicinarle al mondo della scrittura e della letteratura?

Non è semplice. La lettura e i libri, almeno a scuola, sono considerati spesso una postilla dello studio. Quindi qualcosa da fare per dovere. Invece perché si crei un rapporto positivo tra i ragazzi e il mondo della lettura (e della scrittura) occorre che si lavori molto sui temi, le esperienze e le storie vicinissime al proprio vissuto. Bisogna anzitutto sapere dei ragazzi e delle loro inquietudini. Fargli capire che ci sono storie e autori, anche lontani nel tempo, che loro possono recepire come attuali e vitali. Bisogna dirgli che di tutto ciò che stanno vivendo qualcuno ne ha già scritto, avendo provato le medesime esperienze. E insieme trovare la storia giusta che calzi precisa le loro emozioni.

I legami con le proprie origini nel libro di Vincenzo Corraro ultima modifica: 2023-02-15T10:51:02+01:00 da Mariangela Cutrone

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