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CULTURA INTERVISTE

La scrittura dell’anima di Carmen Talarico

Talarico Scrittrice

La scrittura ha diverse sfaccettature. Si colora infatti di sfumature inedite che scaturiscono dal profondo della nostra anima. La scrittura d’anima è amica della poesia. È la sua vera e propria essenza. Grazie alla poesia la nostra anima è infatti in grado di abitare il mondo che ci circonda con una marcia in più. È di questi ingredienti che si colora la poetica di una poetessa, scrittrice e blogger di origini calabresi, Carmen Talarico che quest’anno ha fatto il suo esordio nella narrativa con un racconto ricco di emozioni.

“Refusi di viaggio”…

Il libro s’intitola “Refusi di viaggio”, edito da Libeccio Edizioni. Si tratta di un vero e proprio esempio di scrittura dell’anima che tratta diverse tematiche esistenzialiste come l’incontro tra anime elette e la leggerezza. Di scrittura e di come avvicinare le nuove generazioni a questo mondo tutto da esplorare e che riserva tante sorprese ed emozioni conversiamo con Carmen Talarico in questa intervista.

Carmen, quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

La scrittura, più che una passione, rappresenta me stessa nella mia interezza. Difatti come tutti i bambini, a sei anni conobbi l’alfabeto. Lì ritrovai la mia identità! Dapprima scrivere fu un gioco, poi una danza con le parole. Nel corso del tempo la scrittura ha avuto varie sfumature come la scrittura della mente, nata con la mia formazione giuridica, la scrittura del cuore, nata con i miei studi socio-psico-pedagogici e le amicizie giovanili, la scrittura d’anima, nata con la musica classica e le opere d’arte. Se le prime due hanno tempi e contenuti da me scelti, la terza è imprevedibile! La scrittura d’anima ha una sua personale bussola e sceglie in autonomia la mappa di navigazione e l’approdo!

La poesia come essenza della scrittura dell’anima

Il tuo esordio letterario lo hai fatto con la poesia; per te cosa significa fare poesia al giorno d’oggi?

Fare poesia, per me, è prendersi cura del proprio sguardo e della parola, uniti a una postura interiore aperta all’ascolto e alle domande. La poesia è nuda, asciutta, delicata, gentile. È infatti un richiamo all’essenza della nostra esistenza. La cura gentile e la tensione interiore mi restituisce un’ umanità più abitabile e, soprattutto, mi porta a scegliere il mondo che voglio abitare.

La poesia come costante di vita

Inconsciamente ci portiamo dentro le influenze degli scrittori che tanto amiamo. Quali potrebbero essere considerati i tuoi “mentori” in ambito letterario?

Verissimo! Già nel primo libro della mia scrittura d’anima, «Fluire. Taccuino del viaggio», chi curò la postfazione fece notare le influenze calviniane. Successivamente, nella recente trilogia di silloge poetica «Ricamo d’anima. Tessiture generatrici», lo scrittore francese Christian Bobin mi ha aiutata ad abitare nel presente e a prendermi cura dello sguardo. Nell’ultimo libro, «Refusi di viaggio», che è il mio esordio nella narrativa, la scrittrice americana Emily Dickinson mi ha aiutata. Se vogliamo infatti usare le sue parole mi ha aiutata ad abitare la possibilità. Eugenio Montale invece ha messo luce sulla pienezza del vuoto per dare spazio al nuovo.

Lettori di oggi…

Oltre a essere una scrittrice e poetessa sei anche un’insegnante. Come avvicinare le nuove generazioni al mondo della lettura?

Mi piace affermare che nel quotidiano sono una maestra, professione che onora la mia vocazione. I miei bambini di scuola primaria mi guidano sui loro bisogni. La lettura da parte dell’insegnante con i giochi dei suoni delle parole e dei conseguenti ritmi e silenzi incanta i bambini ed è per loro un esempio. Pertanto bisogna far conoscere le biblioteche e le librerie sin da piccoli. E soprattutto bisogna lasciarli liberi di scegliere libri, modalità di approccio alla lettura e postura sono indispensabili. Pennac, con i suoi «diritti del lettore», insegna!

Scrittura

E alla scrittura?

Come docente di Italiano prima e come scrittrice poi, ho sperimentato che il laboratorio poetico sia un facilitatore. Sia i bambini, che i ragazzi, grazie alla poesia, si muovono nel duplice binario emotivo, ossia il bisogno di ascoltare-raccontare e ascoltarsi-raccontarsi. Pertanto scoprono il loro sé e le parole in nuove vesti. Altri preziosi facilitatori sono anche le opere d’arte e la musica. Riaccendono nei bambini e nei ragazzi lo stupore.

Cos’è la scrittura dell’anima

Refusi Di Viaggio

Come il tuo racconto “Refusi di viaggio” insegna attraverso i suoi due protagonisti Ada e Otto, ci sono passioni e interessi che sono in grado di unire le persone per condividere momenti significativi. Come potremmo definire queste affinità elettive?

Le affinità elettive hanno un’unica guida: lo stupore. Questo stato di grazia è generato dalla condivisione delle piccole cose del vivere quotidiano e dalla bellezza delle immortali opere d’arte, teatrali, musicali.

Uno dei messaggi che si può cogliere dal tuo racconto è di vivere la vita con una buona dose di leggerezza, godendosi “il qui e ora” per cogliere la bellezza dei momenti e degli incontri significativi che la vita è in grado di donarci. Come la definiresti questo tipo di leggerezza?

È la leggerezza calviniana. Bagnarsi del presente rimanendo asciutti delle pesantezze interiori. È infatti un allenamento quotidiano per niente semplice, almeno per me, e non sempre riesco a raggiungere la levità sperata. Provo con ciò che mi restituisce ancora bellezza: l’incontro con gli amici, l’arte, il teatro, la musica, la lettura, il viaggio e… la scrittura d’anima quando sceglie di bussare alla porta della mia anima ancora!

La scrittura dell’anima di Carmen Talarico ultima modifica: 2023-01-06T09:00:00+01:00 da Mariangela Cutrone

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